Dunlop Aerogel 200 4D
 
Prevenire l'epicondilite
Dopo aver affrontato gli aspetti dell’Epicondilite in svariate forme non resta che concludere questo percorso con gli aspetti preventivi. L’oramai famoso detto “prevenire è meglio che curare” trova, negli esercizi che seguiranno, la sua più stretta applicazione. Il protocollo di lavoro che sarà illustrato è stato ideato per essere comodamente svolto a casa e si compone di semplici ma efficaci esercizi che si estrinsecano con l’utilizzo di piccoli attrezzi. Nonostante le innumerevoli sottolineature più volte fatte, è sempre opportuno ricordare che qualsiasi attività sportiva, anche quella domestica, deve essere preceduta da un adeguato riscaldamento. Tenendo naturalmente in considerazione il personale livello motorio di base. Per raggiungere un adeguato livello di forza, si dovrebbero eseguire 2-3 serie di 15/20 ripetizioni utilizzando entrambi gli arti. Sviluppare la muscolatura del braccio e dell’avambraccio, permette di stabilizzare l’articolazione del gomito oltre ad abbassare notevolmente l’incidenza di infortuni. PROTOCOLLO DOMESTICO ? Impugnare una palla da tennis e stringerla più volte con forza con entrambe le mani. ? Dopo aver impugnato una clavetta di legno con gomito flesso ad angolo retto, effettuare delle circonduzioni del polso, sul piano frontale, sia in senso orario sia in senso antiorario ? In stazione eretta ed a piedi uniti, impugnando una racchetta, portare l’arto superiore avanti all’altezza della spalla omologa: effettuare dei mulinelli, in un senso e nell’altro, passando all’esterno del corpo. ? Dopo aver appoggiato gli avambracci su una base, impugnare un hand-roller al quale è stata applicata una funicella lunga circa 1 metro sostenente un peso di kg 0,5/kg1, arrotolare e srotolare la funicella nel più breve tempo possibile. Effettuare l’esercizio coi palmi delle mani rivolti verso l’alto e verso il basso. ? Impugnare, alternativamente coi due arti superiori, un manubrio flettendo il gomito ad angolo retto mantenendo, quindi, l’avambraccio parallelo al terreno: eseguire delle supinazioni e delle pronazioni( svito-avvito) del polso tenendo il braccio aderente al corpo. ? Dalla stazione eretta impugnare un manubrio con l’arto superiore esteso verso il basso , (di fianco al corpo) eseguire delle flesso-estensioni del gomito mantenendo il polso flesso sull’avambraccio. Mantenere l’arto superiore aderente al fianco omologo. Ripetere flettendo il polso dorsalmente sull’avambraccio. ? Partendo dalla posizione eretta con gli arti inferiori divaricati impugnare un manubrio e, flettendo il gomito, portarlo dietro al collo: flettere ed estendere l’avambraccio dietro la nuca. ? Dalla stazione eretta impugnare un manubrio con l’arto superiore esteso verso il basso, (di fianco al corpo) eseguire delle flesso-estensioni del gomito portando il manubrio verso l’addome per poi tornare in posizione di partenza . ? Dalla stazione eretta, con gli arti inferiori divaricati sul piano sagittale, impugnare un manubrio con l’arto superiore flesso all’altezza della spalla omologa ed effettuare delle flesso-estensioni in avanti cercando di imitare il gesto che si effettua quando si dà un pugno. ? Impugnando un manubrio effettuare dei “diritti” e dei “rovesci” a vuoto. CONCLUSIONI Sono stati dedicati ben quattro articoli al problema all’Epicondilite perché pur essendo spesso un problema transitorio e risolvibile, nelle sue fasi acute condiziona totalmente l’attività del tennista, oltre che nello sport anche durante le più semplici attività quotidiane. Quando a soffrirne sono i maestri, oltre agli aspetti fisici, condiziona anche la normale attività lavorativa! Come spesso accade anche in questo caso l’esempio viene dall’alto. Infatti i professionisti soffrono di epicondilite molto raramente perché seguono delle semplici ma fondamentali regole motorie: riscaldamento sempre, continua ricerca della perfezione tecnica ed adeguato rinforzo muscolare dei distretti corporei maggiormente utilizzati nel tennis; arto superiore compreso. Giovanni Catizone