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Eccellenza ad Albinea
Abbiamo intervistato il maestro Lorenzo Manfredi del Circolo Tennis Albinea, il club più premiato d’Italia, uno dei più dinamici e con una missione precisa: i giovani. Ci ha raccontato come lavorano e qual è il loro modo di vedere il tennis.
Maestro Manfredi, il Circolo Tennis Albinea è uno dei club più dinamici (e premiati) d’Italia, ed il vostro lavoro coi giovani è uno dei fiori all’occhiello. Qual è la vostra filosofia?
“Il settore giovanile non è solo il fiore all’occhiello del circolo Albinea, ma è la missione stessa del circolo. La dirigenza punta tutto sul settore giovanile, abbiamo la massima disponibilità, anche come risorse, per avviare i bambini al tennis col Minitennis e poi farli divertire, appassionare, farne dei tennisti. Quindi lavorare per i giovani è la vita stessa del nostro club. Il club non esisterebbe se non si lavorasse con i bambini”.
In cosa pensate di distinguervi dagli altri club?
“Crediamo che la nostra forza sia nello staff, che è stato costruito con tanto lavoro negli anni e ci ha permesso di ottenere ottimi risultati. Quasi tutti i nostri tecnici e collaboratori sono cresciuti all’interno del nostro circolo, grazie allo splendido lavoro iniziato dal Maestro Cristian Fava, che ha operato benissimo. Grazie a questo siamo riusciti a creare uno staff di eccellenza, che s’è fidelizzato e che segue la filosofia del club, credendoci ciecamente. Lavorano con noi, hanno sposato la nostra causa, i nostri metodi di lavoro e le nostre convinzioni; così sono tutti non solo preparati ma anche molto presenti, attivi e motivati. Proprio lo spirito con cui si lavora, la motivazione, sono fondamentali perché soprattutto con i più piccoli far si che i ragazzini siano seguiti e siano motivati volta è fondamentale per il loro divertimento e apprendimento, perché si leghino allo sport e migliorino”.
Qualche iniziativa che vi sta particolarmente a cuore e di cui andate fieri?
“Grazie alla nostra dirigenza, riusciamo a tesserare diversi giovani che magari non hanno trovato lo spazio che volevano in altri circoli, e che invece da noi sono riusciti a crescere bene. Questo ha dato forza anche agli altri ragazzi, motivandoli e crescendo così il livello generale dei nostri tesserati, s’è creato un vero e proprio circolo virtuoso. Poi di sicuro un’altra iniziativa molto importante è il poter tesserare alcuni giovani under16 di ottimo livello, un gruppo junior forte che incrementa ancor più il valore della scuola”.
Come è diviso il vs lavoro coi giovani e come è composto il vostro staff?
“Si parte da Cristian Fava che dirige tutto il settore della specializzazione. Poi ci sono io, Lorenzo Manfredi, che cura personalmente tutto il settore Minitennis, quello dell’avviamento dei più piccini ed alle prime esperienze. Per questo settore mi avvalgo del supporto di altri istruttori. Si passa poi al livello del perfezionamento, con altri cinque ottimi istruttori che seguono gli allievi. Ma non si finisce qua, perché oltre al lavoro sul campo, abbiamo il supporto fondamentale di uno staff di preparatori. Sono quattro validi maestri che curano l’aspetto fisico dei ragazzini, stanno attenti alla parte di attività motoria. Per completare l’organigramma abbiamo anche uno staff paramedico che sta molto attento alla salute dei ragazzi. Per avere una buona scuola che funzioni, tutte queste strutture sono indispensabili, e che lavorino bene ed in sintonia”.
Quindi puntate moltissimo sul Minitennis per l’avviamento?
“Si, soprattutto perché quando un bambino inizia, la base non è tanto insegnargli a giocare a tennis quanto il divertimento e l’attività motoria. Si gioca in campo, il bambini impara a muoversi, la coordinazione, a giocare; e quindi anche il tennis. Se si intravede un ragazzino particolarmente dotato, allora si inizia a dargli i primi rudimenti di tecnica, ma quando si lavora con i più piccoli, la base resta il divertimento”.
In chiusura, secondo lei a livello generale dove c’è da migliorare in Italia perché ci sia un vero rilancio nel tennis?
“L’aspetto più grave è la mancanza di cultura sportiva. Già da tante famiglie, si denota una ricerca eccessiva del successo a tutti costi, del voler arrivare. Appena uno ha un figlio che “la butta di la”, subito di pensa di aver il fenomeno, e se poi le cose non vanno, si fa un disastro. I bambini devono per prima cosa divertirsi, conoscere il tennis ed appassionarsi. Invece viviamo in un mondo in cui l’unica cultura è quello del successo, dell’apparire, della notorietà. Questo fa crescere male i bambini, e porta anche a forti tassi di abbandono, come abbiamo parlato nel recente ritrovo di Tirrenia con i tecnici. Sono aspetti profondi, su cui è difficile intervenire, ma sono un grosso problema”.

Marco Mazzoni