Dunlop Aerogel 200 4D
 
Palle da tennis
Pensando ai materiali e al tennis ci vengono in mente subito le racchette, la loro composizione, forma, bilanciamento; poi seguono le corde con tutte le svariate tipologie e modelli. Meno attenzione si dedica alla pallina, quando anche lei ha svolto un ruolo determinante nel tennis, specie in quest’ultimo decennio apportando un forte contributo al cambiamento di questo sport. Racchette e corde hanno spinto l’acceleratore del tennis alle massima velocità, corde sempre più performanti e potenti per telai sempre più precisi e affidabili. La pallina invece ha preso il comando dei freni, è lei che all’occorrenza accelera e soprattutto rallenta il tennis.
COM’È FATTA UNA MODERNA PALLA DA TENNIS? Ha un nucleo di gomma vulcanizzata, nucleo che è ottenuto attraverso l’unione di due calotte semisferiche saldate assieme lungo il loro “equatore”. Nel caso delle palline pressurizzate, tale unione avviene in una camera pressurizzata che conserva la pressione all’interno della pallina, pressione ottenibile anche con l’inserimento di un materiale che produce un gas che con l’espandersi genera pressione contro le pareti interne della pallina. Infine, c’è il panno che la riveste. Tale feltro è incollato alla gomma attraverso una base di cotone a sua volta rivestita solitamente di lana. Questo feltro viene tagliato in pezzi a forma di nocciolina, prendendone due ed abbinandoli ad incastro, ricoprono la pallina da tennis lasciando scoperta quella inconfondibile linea bianca che separa i due feltri.
LE DUE FAMIGLIE DI PALLE Le palle da tennis si dividono principalmente in due categorie: pressurizzate e non pressurizzate. Le pressurizzate sono quelle che si usano ai tornei dei professionisti e devono il loro rimbalzo alla pressione dell’aria contenuta all’interno. In commercio sono vendute in dei tubi con un tappo a presa stagna, come quelli delle lattine. Quando lo si toglie si sente il rumore dell’aria, viene naturale domandarsi perché vengano conservate così. Le pareti di gomma della pallina da tennis non sono impermeabili, l’aria tende a passarvi attraverso con logica e conseguente diminuzione della pressione interna. Tale perdita rende la pallina sempre più sgonfia fino a diventare ingiocabile. Nel tubo di latta viene messa aria compressa in modo che la pressione interna al tubo consenta all’aria contenuta nelle palline di rimanervi dentro. Quando poi le si apriranno, avranno ancora la giusta vitalità del rimbalzo. Esistono in commercio dei contenitori speciali muniti di pompa che possono allungare la vita delle palline pressurizzate, hanno un tappo con una valvola che permette il pompaggio dell’aria. Tanti anni fa esisteva addirittura un articolo curioso, una bombola di gas che rigenerava le palline da tennis: sulla testa della bombola c’era una bocca di plastica di forma sferica, con una circonferenza leggermente inferiore a quella della pallina. Questa apertura la si ostruiva con la pallina che premuta contro la bombola faceva fuoriuscire il gas che a sua volta penetrava all’ interno aumentando la pressione. Ci sono poi le palle non pressurizzate, le si trovano vendute in tubi di cartone o anche di plastica, a volte addirittura sfuse, non sono sotto pressione, non ne hanno bisogno perché il loro rimbalzo funziona sul principio della durezza delle pareti della pallina. La pressione interna è identica a quella atmosferica all’esterno, la spinta del rimbalzo è dovuta quindi alla risposta elastica delle pareti di gomma della pallina. Durano molto di più delle palline pressurizzate ma c’è il rischio di farsi male, alcuni modelli sembrano “dei sassi”. In sintesi l’anatomia della pallina è questa. Poi esistono molte varianti: ci sono quelle col doppio nucleo, quelle con gomma a doppia vulcanizzazione, con i feltri più resistenti, quelle ad alta visibilità e via dicendo. Più interessante però è notare le specifiche alle quali deve rispondere una palla da competizione. Le palline pressurizzate hanno a loro volta un’ulteriore classificazione: ci sono palline per uso ricreativo e quelle approvate dall’ ITF e dalla USTA, che rispondono a precise specifiche che le rendono adatte alle competizioni.
TIPI DI PALLE Fino al 2002 esisteva un solo tipo di palla, la “Tipo2”. Nel 2002 furono introdotti due nuovi tipi, la pallina “Tipo1” che ha un rimbalzo più basso e rapido della Tipo2, e la “Tipo3” che col suo diametro maggiorato del 6% consente un rimbalzo più alto e lento della Tipo2. Esiste poi un’ ulteriore variante che è la “Tipo3 da altitudine”, una pallina speciale per giocare ad alta quota, nello specifico dai 1200 s.l.m. circa. Ad alta quota si ha una pressione atmosferica inferiore e questo comporta una differenza eccessiva fra la pressione interna della pallina e quella dell’ambiente in cui essa rimbalza, e tale differenza rende la pallina troppo vivace. Per questo motivo le palline “Tipo3 da Altitudine” hanno una pressione interna inferiore che consente di ridurre questo fenomeno avvicinandoci al comportamento che ha una pallina normale a quote più vicine al livello del mare. Altro fattore è la densità dell’aria, in montagna: l’aria è più leggera, la pallina vi scorre più facilmente, quindi usando una Tipo3 che ha il diametro maggiorato del 6% si offre quella resistenza aerodinamica in più che abbinata alla pressione interna inferiore rende il gioco simile a quello che si avrebbe in pianura con una semplice pallina Tipo2, che utilizzata ad alta quota sarebbe troppo veloce.
CARATTERISTICHE DELLE PALLE DA TORNEO Detto questo si possono descrivere le particolarità delle palle da torneo, quelle approvate dalla ITF e dalla USTA, senza scendere troppo nello specifico. I test si conducono a delle condizioni ben precise: la temperatura deve essere circa 20° C, la pressione circa 70mm di Hg, e l’umidità relativa intorno al 60%. In queste condizioni si stappano sei dozzine di palline, da queste si selezionano a caso 2 dozzine, le si numerano e le si tengono fuori per 24 ore per poi eseguire il test. Tutte le palline siano esse Tipo 1, 2 o 3 devono avere un peso compreso fra i 56 e i 59,4 grammi. Il peso si misura semplicemente con delle bilance elettroniche di precisione. Il diametro deve essere compreso fra i 6,54 e i 6,85 cm per le palline di tipo 1 e 2, mentre deve essere compreso fra i 6,98cm ed i 7,30cm per le palline Tipo3. Testare il diametro della pallina è semplice: si hanno due anelli di metallo, uno è più grande e serve per capire se la pallina non supera il diametro massimo, l’ altro è più piccolo e serve per capire se la pallina è troppo piccola. Si prende la pallina e la si mette nel foro dell’anello grande: se questa con il proprio peso vi passa attraverso orientandola in tutte e tre gli assi immaginari, allora il diametro massimo è approvato. Viceversa, appoggiata nel foro dell’anello più piccolo, il peso della pallina non deve essere sufficiente a farla passare attraverso in nessuno dei tre orientamenti. C’è poi il test della compressione: questo esperimento controlla la deformazione della pallina in seguito ad un’applicazione di un peso di 8,165 Kg su di essa, prova condotta da una macchina computerizzata che stringe la pallina fra due piatti metallici. Prima di comprimere la pallina per il test si effettuano tre compressioni per assestarla, una per ogni asse immaginario di essa: immaginando la palla come il pianeta Terra, una compressione viene esercitata sui poli, una sull’equatore ed una sul meridiano di Greenwich. Terminata questa procedura, la pallina è pronta per il test di compressione. Si comincia con una leggera pressione iniziale per comprimere lo strato di feltro a contatto col disco metallico; poi si applicano su di essa gli 8,165 Kg che ovviamente schiacceranno la pallina verso il basso, e se ne misura quindi la deformazione ottenuta. Questa è la “deformazione di andata”, cioè come si deforma la pallina quando si schiaccia verso il basso. Misurata tale deformazione, si lascia addosso alla pallina il carico di 8,165 Kg e si applica su di essa una forza tale da ottenere una compressione totale di 2,54mm. Ottenuto tale schiacciamento si rilascia la forza applicata, la pallina quindi, in assenza della forza che l’ha abbassata di 2,54 cm, reagirà spingendo verso l’alto gli 8,165 Kg. Questa che misureremo sarà la “deformazione di ritorno”. Parlando dei riferimenti concreti: Le palline Tipo1 devono avere una deformazione di andata di 0,49-0,59 cm una di ritorno di 0,673-0,914, mentre le palline Tipo2 e Tipo3 devono assestarsi su una deformazione di andata di 0,559 – 0,737 cm ed una di ritorno di 0,800-1,080 cm. Questo parametro è certamente utile ma non rispecchia la realtà tennistica perché in questa prova la pallina viene frapposta fra due superfici quando invece nel tennis la pallina si schiaccia addosso ad una sola superficie, quella da gioco, e non fra due dischi. Per questo c’è l’ultimo test, quello del Rimbalzo In questa prova la pallina viene lanciata da un’ altezza di 2,54 metri (misurati dalla base della pallina). Il rimbalzo dovrà essere compreso fra 1,35 e 1,47 metri, a misurarlo ci pensa una telecamera digitale che filma il rimbalzo della pallina a contrasto con uno schermo millimetrato. Con l’ausilio di uno specchio, di un proiettore a luce polarizzata e un sistema di schermi, si riduce l’errore di parallasse.
CONCLUSIONI: TANTE PALLE DIVERSE Guardando questi dati, specialmente le tolleranze che la ITF e la USTA permettono in merito, si capisce che le palle possono essere ben diverse anche se conformi alle norme, ed è su queste differenze che i vari tornei giocano per rallentare o velocizzare il gioco in funzione della superficie. Forse adesso sembra più chiaro come mai una pallina “Wilson Australian Open” risulti tanto diversa da una “Wilson US Open” o una “Dunlop Roland Garros” da una “Dunlop Fort All Court”. Quando una pallina porta la dicitura “ITF & USTA Approved” significa che qualitativamente è una pallina da torneo. Poi ognuno sceglie il modello col quale gioca meglio, quello col feltro che fa o non fa “il pelo di gatto”, quello che dura di più, quello più morbido, quello più veloce. Il mercato offre tantissime possibilità, sarebbe preferibile sempre giocare con palline pressurizzate, sono più belle all’impatto e soprattutto fanno meno male al gomito, ai tendini ed articolazioni in generale. Quindi se potete, quando scegliete una pallina, mettete avanti il comfort alla durata. Un buon tubo di palline a seconda dei negozi si aggira sui 7-8 euro, curarsi un’epicondilite costa molto di più..

Milo Merciai